Monte Pellegrino, situazione sempre ferma e ora preoccupa anche Castello Utveggio

A riaccendere i riflettori sulla vicenda del degrado e abbandono del promontorio l’interrogazione del deputato Pd Michele Anzaldi che cerca di fare luce sul futuro della struttura, del Cerisdi e dei ventotto dipendenti

di Valerio Tripi

C’è chi pensa che se una situazione resta immobile di certo non migliora, ma non può nemmeno peggiorare. A guardare quello che succede su Monte Pellegrino non c’è niente di più sbagliato. A riaccendere i riflettori su quello che Wolfgang Goethe definiva il promontorio più bello del mondo è stato il parlamentare palermitano del Partito Democratico Michele Anzaldi che, attraverso l’agenzia di stampa Italpress, ha lanciato un appello in particolare sul Castello Utveggio. Il degrado e l’abbandono che c’è sulle rampe di accesso alla vetta dal lato di Mondello, dove la strada è chiusa ormai da anni, ha contagiato anche la struttura che ormai è ostaggio di saccheggi e devastazioni.

Le istituzioni – dice Michele Anzaldi – da quelle locali fino ai massimi livelli nazionali, devono intervenire subito per salvare il Castello Utveggio. Non è accettabile che una struttura simbolo di Palermo venga lasciata morire e sia depredata, senza che nessuno muova un dito”.

L’allarme è scattato dopo che Michele Anzaldi ha fatto parte con la commissione cultura della camera della missione a Palermo nei giorni scorsi. “Tutte le istituzioni che abbiamo incontrato – dice Anzaldi – ma anche i cittadini, ci hanno ripetuto all’unisono di fare qualcosa per il Castello Utveggio. È opportuno che il caso arrivi subito all’attenzione delle istituzioni nazionali. Chiedo al governo di valutare la situazione e capire se ci sono possibilità di intervento dei ministeri competenti o di altre strutture. Il Castello, luogo simbolo dello stile Liberty a Palermo, era diventato negli scorsi decenni un punto di riferimento come centro di alta formazione. Poi il Cerisdi, l’ente che lo gestiva, è stato messo improvvisamente in liquidazione dalla Regione e ora la struttura è tornata di nuovo chiusa e nel dimenticatoio, con il rischio di venire depredata”.

Praticamente un incubo che ritorna per Castello Utvegio, edificato alla fine degli anni Venti dal Cavaliere Michele Utveggio, sullo sperone di Monte Pellegrino detto Primo Pizzo, a 344 metri di altezza. Dopo avere aperto i battenti come albergo di lusso, il Grand Hotel Utveggio nella seconda guerra mondiale cade nell’abbandono subendo continui saccheggi. Negli anni Ottanta l’ex presidente della regione Rino Nicolosi lo rilancia come sede del centro di alta formazione Cerisdi. Nel 2016 la chiusura.

“Come nella seconda guerra mondiale – racconta Michele Anzaldi – quando con i carretti andavano a rubare tutto quello che era rimasto dopo l’occupazione dei militari, così anche ora tutto quello che si trova dentro il castello viene portato via. Con il rischio che la stessa struttura subisca danni irrecuperabili. Se non ci sbrighiamo non troveremo più nulla: c’è il rischio che con piccole ruberie venga svuotato tutto e sia ancora più difficile rimettere in funzione la struttura. Mi rivolgo al neo presidente della regione Nello Musumeci che potrebbe aprire da subito un tavolo per mettere insieme tutte le istituzioni interessate, capire come sia stato possibile smantellare uno dei pochi enti regionali che avevano dimostrato di saper funzionare e trovare soluzioni immediate per impedire il saccheggio. Un esempio virtuoso di recupero di un luogo simbolo di Palermo come quello di Monte Pellegrino che rischia ora il colpo di grazia. Ma la priorità più che cercare chi ha sbagliato è attivarsi per arrivare il più rapidamente possibile ad una soluzione. Faccio appello anche al Comune di Palermo, affinché faccia sentire la sua voce, perché la sorte del Castello riguarda innanzitutto la città e il suo immediato futuro. Nel 2018 Palermo sarà Capitale italiana della Cultura: è impensabile che un riconoscimento così importante venga festeggiato con la ferita aperta del Castello Utveggio, luogo simbolo visibile da ogni angolo della città. Sarebbe un buco nero inaccettabile”.

Ad aggravare la situazione anche la posizione di ventotto lavoratori il cui destino è al centro dell’interrogazione a risposta in commissione numero 5-12724 presentata da Michele Anzaldi al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. “Per sapere – si legge sul testo dell’interrogazione – se il Governo sia informato della situazione e quali iniziative intenda assumere al fine di valutare l’opportunità di una convocazione di un tavolo di confronto con regione e organizzazioni sindacali al fine di un effettivo recupero al lavoro delle 28 unità del CERISDI”.

La cornice in cui si inserisce il degrado del Castello Utveggio è del tutto appropriata. A gennaio il comune di Palermo con una nota rendeva noto il via ai lavori di consolidamento di Monte Pellegrino e annunciava lo stanziamento “di 50 milioni di euro del Patto di Palermo destinati agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico”. Tutto è fermo. Basta arrivare all’angolo con via Monte Ercta per capire quale sia oggi la situazione: strada chiusa e lavori fermi.

Il colmo per Monte Pellegrino e Castello Utveggio è che proprio nel salone delle conferenze del Castello ad aprile del 2015 è stato presentato un progetto per la realizzazione di una funivia per collegare la città con Monte Pellegrino. Un progetto che torna ciclicamente e che nel novembre dello stesso anno era stato inserito anche nella presentazione dello schema di massima del nuovo piano regolatore generale denominato “Palermo 2025” con una stazione della funivia che dovrebbe essere realizzata all’interno della Fiera del Mediterraneo. Il rischio è che nel 2025 non ci sia più né il Castello, né il promontorio più bello del mondo.


Inserito da Redazione 19 novembre 2017
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