“La storia racconta la storia”: Palermo, enormi cisterne della seconda guerra mondiale per un museo

La sede sarebbe quella di enormi cisterne ipogee progettate da Pier Luigi Nervi. A farsi carico della riqualificazione e gestione delle aree i paesi che si sono affrontati nel corso della seconda guerra mondiale e che potrebbero raccontare il proprio punto di vista storico sul conflitto. Aspetto non secondario il recupero e la messa in sicurezza di parte del parco della Favorita.

di Valerio Tripi – Il progetto è affascinante. Forse non nuovissimo, visto che se ne parla già da un po’, ma se mai dovesse passare alla fase realizzativa attirerebbe certamente visitatori e storici. Si tratta del progetto chiamato “La storia racconta la storia” che mette insieme un gruppo di architetti che vogliono valorizzare le dodici cisterne ipogee di Pier Luigi Nervi che sono sistemate ai piedi di Monte Pellegrino e che durante la seconda guerra mondiale furono strategicamente importanti per la Marina Militare.

Promotori dell’iniziativa gli architetti Danilo Maniscalco, Giulia Argiroffi, Andrea Liguori, Ferdinando Scalia, Simona Lomolino, Wil Rothier e Samuel Romeo. L’idea, che oltre a Palermo è stata presentata anche a Berlino, è quella di allestire un museo siciliano della seconda guerra mondiale all’interno del parco della Favorita proprio nelle dodici cisterne sotterranee progettate come deposito di carburante da Nervi nel 1935.

Il progetto nel settembre del 2016 aveva già riscontrato un certo interesse da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e anche dal consolato degli Stati Uniti e a fine dicembre 2017 è stato rilanciato con una conferenza stampa fortemente simbolica che si è tenuta all’interno del rifugio antiaereo di piazza Pretoria. “Prevediamo di affidare a ognuna delle potenze in guerra – ha spiegato l’architetto Danilo Maniscalco – la progettazione e la gestione di un padiglione tematico per raccontare il proprio punto di vista della seconda guerra mondiale. Le spese per la realizzazione e la riqualificazione degli spazi sarebbe a carico dei singoli stati. Questo permetterebbe di facilitare ulteriormente la realizzazione del nostro progetto”.

Le dodici cisterne, che sono già collegate l’una all’altra, farebbero nascere così un percorso completo in cui provare a capire con tutti gli elementi le ragioni dei vinti e dei vincitori attraverso testimonianze e cimeli. La scintilla è scoccata durante la tesi di dottorato dell’architetta Giulia Argiroffi che ha trovato la planimetria delle dodici cisterne palermitane che sono all’interno del parco della Favorita.

“Sono strutture enormi – ha detto l’architetta Argiroffi – hanno un diametro di 32 metri e un’altezza di 16,5 metri, collegate fra loro da una serie di cunicoli. I paesi che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale dovrebbero bonificare e recuperare le strutture e poi il fruitore del percorso avrebbe così la possibilità di ascoltare tutte le versioni della storia e farsi una propria idea su cosa è stata la seconda guerra mondiale in Sicilia. Quella attuale è la nostra idea che stiamo raccontando e divulgando, appena avremo l’ok da tutte le ambasciate potremo partire con il progetto vero e proprio”.

Le cisterne della Favorita hanno fatto discutere a lungo. Già nel 2012 “Repubblica” aveva lanciato l’allarme sulla cisterna numero 4 che aveva avuto un cedimento strutturale rivelando il proprio contenuto di carburante trasformato in catrame cristallizzato. Una vera bomba ambientale che rischiava di esplodere proprio all’interno del parco della Favorita. Un rimpallo di competenze fra Regione, che gestisce il parco, e la marina militare che è proprietaria delle aree, ha rischiato di bloccare ogni tipo di intervento.

Per verificare eventuali responsabilità penali la Procura della Repubblica aveva aperto un’inchiesta sul crollo e un’iniziativa analoga era stata presa dal ministero della difesa. La Marina Militare ha bandito un appalto per la bonifica dei luoghi e nel 2015 i lavori furono ultimati dall’impresa Tecno In che si è aggiudicata la gara per un importo di 522.988 euro iva esclusa. La Marina Militare poi ha sistemato una rete metallica come misura di sicurezza ulteriore prima dell’ispezione della commissione difesa del Senato che nel maggio del 2016 ha verificato la messa in sicurezza della zona.


Inserito da Redazione 14 aprile 2018
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