Il CASO FORTI: Il perdono dell’innocente

Dall’esame del processo condotto dai magistrati italiani Lorenzo Matassa e Ferdinando Imposimato, all’attenta analisi della criminologa Roberta Bruzzone, le nuove azioni giudiziarie del caso Forti, condannato all’ergastolo nel 2000, sono passate all’avvocato americano Joseph Tacopina. Ma si fa strada anche la possibilità della grazia del presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

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di Valerio Tripi e Alessandro Costanzo

Si aprono nuovi possibili scenari nella ricerca della verità sul caso Chico Forti, detenuto da 16 anni nel carcere di Miami dopo la condanna all’ergastolo per omicidio. Un delitto per il quale Forti si è sempre dichiarato innocente contrariamente all’esito di un processo pieno di fatti strani.

La novità di questi giorni è che il collegio difensivo americano guidato dall’avvocato Joe Tacopina è entrato in possesso di nuovi documenti a favore dell’innocenza di Chico Forti. “Ci sono voluti sei mesi – ha detto Tacopina secondo quanto riporta la ‘Voce del Trentino’ – per entrare in possesso di sei scatole di documenti che aprono nuove piste e confermano, soprattutto, ciò che è assolutamente evidente: l’innocenza di Chico Forti. Le prove emergeranno anche dalla corposa documentazione acquisita presso il dipartimento di polizia di Miami. Prove che consentiranno di presentare, entro l’anno, l’istanza necessaria per riaprire il caso e rifare il processo”.

L’impegno di Tacopina, che due mesi fa ha incontrato Forti annunciandogli le novità, prosegue grazie al lavoro condotto dalla criminologa Roberta Bruzzone e dai magistrati italiani Lorenzo Matassa e Ferdinando Imposimato.

Ma oggi più che mai, la politica e la diplomazia italiana sono chiamate a intraprendere azioni concrete: “Chiunque prenderà in mano seriamente questo caso – ha osservato l’avvocato Tacopina – non potrà non rendersi conto che siamo di fronte ad un’ingiustizia gravissima, a un vero e proprio aborto giudiziario”. E va ricordato che è possibile fare valere la norma di Strasburgo che prevede dopo 10 anni di detenzione la possibilità di scontare la pena nel proprio paese. 

Oltre la via giudiziaria c’è anche un’altra strada: la richiesta di grazia indirizzata a Barak Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, il capo di una nazione che afferma e protegge l’idea di democrazia nel suo territorio come nel mondo intero, nonché giurista che per anni si è impegnato a difesa dei diritti civili. Una richiesta di perdono che potrebbe avere un forte sostegno da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo che per ammissione diretta del presidente del consiglio Matteo Renzi, il governo italiano si è interessato del caso.

“È un tema che abbiamo affrontato quando sono andato negli Usa ad aprile del 2015 – ha detto il presidente del consiglio Renzi ai microfoni di Porta a Porta nello scorso settembre – negli Usa ci tornerà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (proprio in questi giorni, ndr) e sicuramente non mancheremo di fare la nostra parte. La nostra ambasciata segue personalmente il caso. Forti ha scelto una linea difensiva che ha creato qualche problema al sistema americano per quella che è la loro legislazione, in Italia invece si sarebbe fatta subito la revisione del processo. Tacopina sta seguendo il caso, se ci sono gli estremi per chiedere la revisione del processo in America saremo totalmente al fianco del nostro connazionale. Tutto ciò che si può fare seguendo le leggi lo faremo. È un caso che mi colpisce molto per la dignità e lo stile che ha avuto il nostro connazionale. È una vicenda molto complicata, la stiamo seguendo e non lo abbandoneremo anche se è molto, ma molto dura”.

Il Video di Matteo RENZI intervistato da Bruno Vespa:
https://www.facebook.com/CHICO-FORTI-FREE-236316696408206/?pnref=story

Enrico Forti per gli Stati Uniti d’America è solo un numero, la matricola 199115. Un condannato alla prigione a vita in seguito ad un ingiusto processo per omicidio conclusosi con un verdetto emanato il 15 giugno 2000. In questi lunghi anni ha chiesto invano un riesame del processo presentando varie istanze ritenute inammissibili.

Ma è anche un uomo ben voluto ed apprezzato nel carcere di massima sicurezza da guardie e detenuti che conoscono questo caso d’ingiustizia, che continua a raccogliere sostenitori famosi e no che chiedono a gran voce la sua liberazione.

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Nella foto Carlo Dalla Vedova (difensore dell’americana Amanda Knox nel caso di Meredith Kercher) e Vincenzo Baglione (Albaria) entrambi a sostegno di Chico Forti.
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E non si può escludere che, dopo tutti questi lunghi anni, anche il prosecutor Red Rubin ed il Giudice Victoria Platzer potrebbero essersi pentiti di avere condotto una linea probabilmente fin troppo interessata a trovare un colpevole a tutti i costi e non al di là di ogni ragionevole dubbio.

“Lo Stato non deve provare che egli sia l’assassino al fine di dimostrare che sia lui il colpevole…” disse Reid Rubin durante la requisitoria finale del processo di Miami.

In quel modo però il prosecutor mise in dubbio il principio della giustizia americana secondo cui un individuo viene considerato innocente sino a quando non viene dimostrata la sua colpevolezza con delle prove.

Nessuna prova è stata prodotta e la condanna di Chico Forti è stata determinata da sensazioni stimolate dal pubblico accusatore, il quale grazie alla debole ed inconsistente difesa ha abilmente presentato alla giuria come elementi di colpevolezza dei semplici indizi, condizionandola nel suo verdetto.

“La mia corte – ha dichiarato in proposito John Gale, un giudice di Miami – non avrebbe mai preso in considerazione una condanna all’ergastolo in questo caso, perché i fatti a me presentati non sono sufficienti per giustificare un verdetto così severo”.

Il giudice di quel processo, invece, non la pensò proprio così: “La Corte non ha le prove che lei signor Forti abbia premuto materialmente il grilletto – disse il giudice Victoria Platzer in chiusura del processo Forti – ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati, ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale”.

L’analisi della criminologa Roberta Bruzzone converge sull’innocenza di Chico Forti e non è la sola che parla di diritti negati, di difesa suicida, di ingiusto processo. Con il suo report si demolisce punto dopo punto la tesi dell’accusa.

Link: report della criminologa Roberta Bruzzone: http://www.robertabruzzone.com/Il-caso-Chico-Forti/il-report-di-roberta-bruzzone-demolisce-il-processo-che-porto-chico-forti-in-carcere.html?jjj=1454611394898

Articolo Trentino Corriere delle Alpi: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2016/02/01/news/tacopina-entro-un-anno-l-stanza-per-chico-forti-1.12879870

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FORTI CASE: MATTARELLA TO ASK OBAMA FOR THE PARDON

The city council of Trento calls upon the Italian Head of State to request the intervention of the President of the United States for the release of our fellow citizen Enrico “Chico” Forti, the entrepreneur from Trentino who has been incarcerated for the past 16 years, as a result of an unfair trial that sentenced him to life imprisonment in a maximum-security prison in Miami, Florida.

– See more at: https://www.albaria.org/forti-case-mattarella-to-ask-obama-for-the-pardon/#sthash.MLDkXsxE.dpuf

 


Inserito da Redazione 9 Febbraio 2016
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