Caso Forti: MATTARELLA CHIEDA LA GRAZIA AD OBAMA

Il consiglio comunale di Trento esorta il Capo dello Stato a chiedere l’intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America per la liberazione dell’italiano Enrico “Chico” Forti, l’imprenditore trentino che con un ingiusto processo è stato condannato all’ergastolo e si trova rinchiuso da oltre 16 anni nel carcere di massima sicurezza a Miami in Florida.

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Engliche

di Edoardo Ullo

“Attivare in ogni sede qualsiasi iniziativa di competenza volta a tutelare Enrico Forti e a esprimere la massima solidarietà da parte della città di Trento nei confronti di un concittadino ingiustamente detenuto presso il carcere statunitense di Miami”.

E’ questa la frase principale con la quale il consiglio comunale di Trento ha approvato una mozione all’unanimità per invitare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a chiedere la grazia per l’italiano rinchiuso a Miami da 16 anni dopo un ingiusto processo.

Il sindaco Alessandro Andreatta e giunta si sono impegnati per formalizzare la richiesta per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affinché si impegni nel corso della sua prossima visita di Stato presso gli Usa a che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si interessi al caso Forti.

Ed infine: “notificare tale mozione al ministro degli esteri Paolo Gentiloni e altresì all’Ambasciata degli Stati Uniti d’America a Roma”.

Oggi la possibilità di riaprire il processo è affidata all’avvocato americano Joe Tacopina, e si sono interessati in tanti ma è una missione impossibile quella della del caso Forti: difficile che lo Stato della Florida possa ammettere di aver sbagliato nei confronti di un cittadino non americano. Tutto questo nonostante nessuna prova oggettiva a supporto dell’accusa che Forti fosse esecutore o mandante dell’omicidio di Dale Pike, australiano in viaggio a Miami.

Eppure, John Gale, un giudice di Miami, dichiarò:

“La mia corte non avrebbe mai preso in considerazione una condanna all’ergastolo in questo caso, perché i fatti a me presentati e la bugia come quella che ha detto Chico Forti non sono sufficienti per giustificare un verdetto così severo”.

Forti dubbi emergono anche dall’analisi del processo condotta da un magistrato italiano, Lorenzo Matassa e dalla criminologa Roberta Bruzzone le cui rispettive pubblicazioni hanno messo sotto accusa l’impianto accusatorio della giustizia americana che a Miami, nel processo Forti, ha ripetutamente violato le principali regole che garantiscono la difesa dell’imputato.

“Lo Stato non deve provare che egli sia l’assassino al fine di dimostrare che sia lui il colpevole…” queste le testuali parole del pubblico accusatore Reid Rubin durante la requisitoria finale del processo tenutosi a Miami (Florida), mettendo in dubbio il principio della giustizia americana per la quale un individuo viene considerato innocente sino a quando non viene dimostrata la sua colpevolezza con delle prove.

Nel caso di Forti nessuna prova concreta ed attendibile è stata prodotta e la sua condanna è stata il frutto delle sensazioni stimolate dalla strategia della arringa finale del pubblico accusatore, il quale grazie alla debole ed inconsistente difesa ha abilmente presentato alla giuria come elementi di colpevolezza dei semplici indizi, condizionandola nel suo verdetto.

In breve – LA VICENDA GIUDIZIARIA
Tutto nasce a febbraio del 1998 quando Dale Pike, figlio di Anthony Pike, che si dichiarava proprietario del Pikes Hotel ad Ibiza, venne trovato ucciso sulla spiaggia di Sewer Beach a Miami.

Chicco Forti, imprenditore ed ex velista, venne accusato di essere complice nel delitto che secondo l’accusa venne perpetrato in seguito ad una presunta truffa che l’italiano avrebbe attuato nei confronti di Anthony Pike. Da tale accusa, però, Forti venne scagionato e questo avrebbe dovuto far decadere anche il presunto movente del delitto. Tuttavia, nel 2008, venne condannato all’ergastolo.

Da sempre, Forti, si è dichiarato vittima di un errore giudiziario. E nel tempo si sono presentati degli appelli per una revisione o annullamento del processo, ma senza esito,  lasciando pensare che in Florida nessuno vuole affrontare il caso di un italiano.

A Chicco Forti l’assurda condanna non è bastata, come ulteriore smacco i vari appelli sono stati puntualmente rigettati senza alcuna motivazione compresa l’ultima istanza “Habeas Corpus” rifiutata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti poichè è stata presentata dagli avvocati americani “fuori tempo massimo” – con 20 giorni di ritardo!…

L’OMBRA DELL’OMICIDIO VERSACE DIETRO
Ma non è tutto: questa vicenda si intreccia con il caso dell’omicidio dello stilista Gianni Versace avvenuta il 15 luglio del 1997. Un omicidio avvenuto a Miami e per il quale l’Italia non ha mai aperto un fascicolo, ma che Chicco Forti grazie alla conoscenza di un tedesco Tomas Knot e di un poliziotto aveva iniziato a raccontare.

Chico Forti, prima di questo incredibile episodio era diventato un documentarista televisivo di livello internazionale di sport estremi “Hang Loose”.

Con le informazioni riservate del poliziotto Gery Schiaffo e di alcuni tedeschi fra cui Thomas Knott girò un documentario-inchiesta sul caso Versace, intitolato “Il sorriso della Medusa” che lascia dei dubbi sul suicidio di Andrew Cunanan presunto assassino di Gianni Versace. Nel video, Forti mette sotto accusa le conclusioni della polizia di Miami. In video fu trasmesso in Francia ed in Italia su Rai 3, tre mesi dopo iniziarono i guai giudiziari di Chicco Forti.

Per saperne di più sul caso Forti –
Un approfondimento realizzato il 5 ottobre 2011 dal titolo:

L’ASSOLUZIONE DI AMANDA KNOX E RAFFAELE SOLLECITO
FA PENSARE AD ENRICO FORTI RINCHIUSO INGIUSTAMENTE DA 12 ANNI IN AMERICA”

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http://www.albaria.com/1pagina/1pagina2011/forti_amanda.htm

 


Inserito da Redazione 2 Dicembre 2015
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