“Giù le mani dai nostri lidi”: la protesta dei balneari a Roma per le concessioni

Almeno trent’anni di concessioni demaniali marittime. È questa la principale richiesta degli operatori balneari che lo scorso 17 febbraio hanno manifestato contro la direttiva europea Bolkenstein che impone nuove regole a vantaggio della liberalizzazione delle spiagge.

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Di Greta Di Maria

“No alle aste” e “Giù le mani dai nostri lidi”: gli slogan più gettonati dagli operatori balneari su magliette e striscioni. Almeno trent’anni di concessioni demaniali marittime. È questa la principale richiesta degli operatori balneari che, lo scorso 17 febbraio hanno manifestato in piazza Santi Apostoli a Roma, contro la direttiva europea Bolkenstein, che prevede nuove regole dopo la scadenza delle attuali concessioni demaniali prevista fino al 2010. “La Bolkenstein è uno strumento che uccide la categoria”: urlano i balneari stanchi di leggere notizie pre elettorali che non hanno nulla di concreto. 30 mila le imprese sparse sulle spiagge della Penisola ma, a Roma, come previsto, vi era soltanto una rappresentanza. Richieste che fioccano ma, tra queste, gli oltre mille operatori hanno chiesto anche il riconoscimento del valore commerciale dell’azienda balneare, l’alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari delle porzioni di demanio marittimo e la modifica dei criteri di determinazione dei canoni.

“Siamo il motore del turismo- protestano- ma la politica sembra non accorgersene”. Gente pronta a dare battaglia, già all’indomani dell’incontro di Sanremo con Marco Scajola, assessore all’Urbanistica della Liguria nonché coordinatore nazionale delle Regioni per il demanio. “Siamo Regione capofila- ricorda- e ribadiamo che non si cedono le imprese italiane all’estero. Non e’ protezionismo, semmai tutela della nostra cultura. Se il governo e le altre Regioni non ci dovessero seguire- conclude- siamo comunque pronti a portare avanti una norma regionale che possa dare proroga alle aziende per trent’anni, dando forza agli investimenti fin qui fatti”.

La delibera con le linee guida sulla messa a bando delle concessioni, condivise con l’Anci, l’associazione dei Comuni, è stata approvata giorni fa dalla giunta regionale. I progetti presentati dovranno prevedere investimenti nell’ambito demaniale e non all’estero. Oltre ad interventi sulle strutture recettive che, una volta scaduta la concessione, rimarranno proprietà pubblica e saranno presi in considerazione per un’eventuale rinascimento della banchina erosa, lavori sulla scogliera frangiflutti o per la riqualificazione dell’accesso a mare.

Saranno pesanti anche gli investimenti fatti prima della richiesta di una nuova concessione e non ancora ammortizzati, il testo è stato portato in giunta dall’assessore al turismo e allo sviluppo economico, Trefano Ciuffo, con l’obiettivo di offrire uno strumento ai balneari per mettersi in sicurezza, ma anche mantenere elevata e migliorare l’offerta turistica complessiva delle regioni. Basta chiedere un rinnovo presentando un piano di investimenti al Comune. L’amministrazione comunale a quel punto pubblica il progetto. Se nessuno rilancia, se lo aggiudica. Se qualcuno propone un investimento più grande, la concessione passa di mano. Linee guida, comuni a tutto il territorio regionale e dunque capaci di mettere ordine nelle scelte dei singoli comuni, rendendole omogenee, aiutando anche ad impedire in futuro la pratica scandalosa del subaffitto.

Ma non è finita qui, perché i rischi, in realtà, sono molti di più. E’ risaputo che in Italia già concorrono, alla gestione delle aree balneari, realtà anche internazionali che, sono degli asset chiave dell’offerta turistica. Ma non è questo il punto, perché con proroga o meno delle concessioni, il mondo delle imprese balneari continuerà ad essere sempre più interessato al cambiamento. Così, i mercati esteri, ai quali l’Italia si sta aprendo sempre di più in questi anni, domandano un’offerta balneare e di uso degli arenili che va al di là dei classici periodi tarati, soprattutto i cosiddetti mesi estivi per gli italiani. Modificati anche i tempi dell’uso delle spiagge, sommati ai nodi venuti al pettine per quanto concerne la musica in spiaggia, il consumo e le attività sportive: tutte cose per le quali l’Italia è ancora a pois, non omogenea.

Alla volta della capitale sono partiti anche i pullman degli imprenditori del settore aderenti al SIB/Confcommercio delle quattro province liguri guidati dal presidente nazionale Riccardo Borgo, titolare di uno stabilimento balneare di Bergeggi. “Chiediamo che si chiuda la stagione dei rinvii, che si affronti il problema con realismo e che, all’interno delle norme europee, si cerchi con determinazione e coraggio una soluzione possibile e per la quale sono state fatte da tempo proposte precise, le imprese hanno assoluto bisogno per uscire dall’incertezza e poter rilanciare il turismo balneare italiano. Tutto questo – dice Borgo –  con l’entusiasmo e gli investimenti di cui ha bisogno, per stare con capacità concorrenziale sul mercato mondiale del turismo”.


Inserito da Redazione 19 febbraio 2016
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