ISRAELIANI ESCUSI DAL MONDIALE RS:X A MUSCAT: I RETROSCENA, DALLA CANCELLAZIONE DEI VISTI D’INGRESSO IN OMAN ALLA PARTECIPAZIONE STRAORDINARIA DI MAAYAN DAVIDOVICH

Un fitto scambio di mail fra Oman e Israele, il debole intervento del presidente dell’ISAF ed il vano tentativo di coinvolgere il Comitato Olimpico Internazionale per risolvere il caso. Alla fine una sola atleta israeliana entrata con passaporto austriaco è stata ammessa a gareggiare senza esporre la bandiera israeliana. Gli altri plurititolati atleti Shahar Zubari (bronzo ai Giochi Olimpici del 2008) e Nimrod Mashiah (bronzo ai mondiali del 2011); sono rimasti in Israele ad aspettare l’edizione 2016 del mondiale che organizzeranno fra quattro mesi in Israele, a Eilat, dal 20 al 27 febbraio.

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di Valerio Tripi

“Non hanno voluto nessun atleta israeliano in Oman”. Parole secche che non lasciano scampo a interpretazioni diverse, quelle pronunciate da Maayan Davidovich, unica atleta israeliana riuscita ad aggirare con il doppio passaporto ogni ostacolo burocratico per la partecipazione ai recenti Mondiali RS:X a Muscat, in Oman. “È stata davvero una brutta storia – dice Maayan Davidovich – sono riuscita ad arrivare in Oman solo all’ultimo momento. Sono arrivata domenica con la prima gara fissata lunedì. Non ho riposato bene e non ho avuto un approccio ideale alla manifestazione. Ero sola e non avevo nemmeno un allenatore, però per me il Mondiale è stato ugualmente un buon allenamento. E provo una grande tristezza nell’usare la parola allenamento”.

Il rammarico di Maayan è grande. Per lei e i suoi compagni la manifestazione doveva essere un appuntamento da non perdere per andare a caccia di un titolo mondiale. Invece non è stato altro che un allenamento e dimostrando che vie erano i tempi per poter consentire l’ingresso in Oman ai soli tre atleti.

Davidovich in Oman (foto gazzetta)
Foto sopra, Maayan Davidovich durante il mondiale in Oman con vela RSX 10 (senza riferimenti della nazione, e sotto durante la finale del mondiale Isaf di Santander 2014 con il suo numero velico ISR10 e bandiera israeliana.

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Il segnale che ha lanciato Maayan, però, è stato importantissimo. Con la sua abnegazione è riuscita dove i rapporti diplomatici si erano fermati. E a chi si chiede il perché non si sia riusciti a sbloccare la situazione e perché l’atleta non abbia gareggiato con la bandiera israeliana, l’unica spiegazione possibile la dà proprio Maayan Davidovich. “La cosa più semplice da pensare – dice – è che non hanno voluto nessun israeliano in Oman. Ed è triste pensare che la federazione internazionale abbia lasciato tutto com’era, senza atleti israeliani in gara”.

Una situazione che si ripeterà anche alle finali dell’ISAF Sailing World Cup in programma da oggi ad Abu Dhabi. “Anche in questo caso non abbiamo il visto – dice Maayan Davidovich – e da quello che mi risulta qui è ancora più difficile entrare pur avendo il doppio passaporto”.

A parte l’assenza della delegazione israeliana, alle finali dell’ISAF Sailing World Cup non ci sono i numeri della grande finale di Coppa del Mondo. Dall’elenco dei partecipanti emerge l’assenza di due delle dieci classi olimpiche (Nacra e 49er FX) e che in altre classi non si è neppure raggiunto il numero minimo dei 20 partecipanti previsti per l’Abu Dhabi Sailing World Cup organizzata dall’Isaf.

Per capire meglio il caso della mancata partecipazione di Israele ai campionati del Mondo della classe Olimpica RS:X di windsurf ad Al Mussanah, in Oman, bisogna fare un passo indietro.

Accade tutto in una settimana, l’ultima che precede il via alle regate fissato per il 19 ottobre. Fino al 6 ottobre, infatti, l’organizzazione della trasferta sembrava procedere al meglio. Addirittura il 10 ottobre viene aggiornata l’entry list della manifestazione e fra gli atleti che hanno regolarizzato la loro iscrizione ci sono già sei israeliani: i tre uomini Shahar Zubari, Nimrod Mashiah e Amir Galili e le tre donne Maayan Davidovich, Noy Drihan e Noga Geller. Tutti sono in possesso di regolare visto. C’è già un problema, però, che cova sotto la cenere: lo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano che abitualmente accompagna gli atleti israeliani ovunque e che era anche a Palermo a giugno agli Europei Open) non è mai stato autorizzato a entrare in Oman.

Qualche giorno prima di sabato 10 ottobre (la mattina di martedì 6 ottobre) dalla segreteria organizzativa dei mondiali si chiede conferma alla delegazione israeliana dei dati già in possesso che riguardano il numero di persone che comporrà squadra e staff oltre che il piano di volo.

Uno dei tecnici israeliani a metà mattinata preannuncia la risposta in tempi brevi da parte della federazione che intorno all’ora di pranzo arriva. “Per motivi di sicurezza – viene comunicato dalla Oman Sail – il ministero della difesa israeliana non approva la partenza della nostra delegazione per l’Oman”.

Praticamente, senza Shin Bet gli israeliani non lasciano Israele.

Passa poco più di un’ora dalla Oman Sail si dà riscontro dell’avvenuta ricezione della comunicazione, esprimendo da una parte un rammarico di circostanza per la mancata partecipazione ai Mondiali e dall’altro facendo di fatto esplodere il caso. Passano meno di tre ore e la federazione prova a spiegare la situazione: “L’unico motivo per cui non possiamo venire – scrivono – è perché non avete rilasciato il visto ai componenti della nostra scorta. Speriamo che possiate intervenire per fare cambiare la decisione del nostro ministero”.

L’indomani mattina dalla federazione israeliana parte una nuova email in cui si chiede di sospendere momentaneamente la cancellazione dei visti. Quasi contemporaneamente sullo stesso asse viaggia in senso inverso un’altra mail: è quella dell’organizzazione. È la Oman Sail che ribadisce l’annullamento dei visti d’ingresso in Oman e la cancellazione delle prenotazioni alberghiere. “Ci scusiamo per la velocità con cui tutto questo è successo – aggiungono dal sultanato – abbiamo solo rispettato il protocollo del ministero degli affari esteri. Il risultato è che Israele non può più partecipare ai mondiali RS:X”.

I rapporti diventano tesi. Gli israeliani si dicono pronti a partire anche senza scorta. Dall’Oman, invece, rispondono che alla luce della prima comunicazione sono stati cancellati i visti d’ingresso e il caso viene considerato chiuso. “Non è facile ottenere nuovi visti d’ingresso – spiegano – non ci sono i tempi tecnici per espletare tutte le formalità burocratiche”.

A questo punto le comunicazioni passano a un livello superiore e scendono in campo i vertici delle rispettive organizzazioni. Si cerca di coinvolgere anche l’Isaf, la federazione internazionale della vela, e la presidenza della classe Olimpica RS:X.

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Dall’Oman, però, nessuno fa sapere più nulla e per questo la federazione israeliana scrive nuovamente venerdì 9 ottobre di buon mattino. “Non abbiamo ancora avuto riscontro alle nostre richieste – è il senso della mail – e per questo purtroppo ci siamo dovuti rivolgere al Comitato Olimpico Internazionale. Capiscono che avete agito su nostre istruzioni, ma premono affinché si possa risolvere la questione in modo che i nostri atleti possano competere”.

La risposta da parte degli organizzatori non si fa attendere stavolta e il tono delle parole è piuttosto formale: “Il governo dell’Oman aveva rilasciato e inviato i visti d’ingresso circa un mese fa. Abbiamo più volte chiesto conferma riguardo i vostri spostamenti e il vostro arrivo a Muscat, ma la vostra risposta è arrivata molto tardi e riguardava la vostra impossibilità di partecipare alla manifestazione. Di conseguenza è stato annullato il visto d’ingresso per tutti e 14 i membri della squadra, oltre che le prenotazioni alberghiere. Purtroppo non siamo in grado di rilasciare nuovi visti d’ingresso per mancanza di tempo.
Vi ricordiamo inoltre che la vostra delegazione non può entrare in Oman con una scorta armata perché questo non è previsto dalle leggi vigenti. Abbiamo sempre dato il benvenuto a tutti e il nostro è un paese conosciuto da tutti come pacifico e in grado di fornire la protezione necessaria a tutti i suoi ospiti”.

La rottura è ormai conclamata, ma Israele prova a fare un ultimo tentativo riducendo al minimo la delegazione, accettando tutte le condizioni dell’Oman, compreso quella di rinunciare alla scorta e sottolineando il prestigio degli atleti che vorrebbe inviare ai Mondiali. “Comprendiamo tutte le vostre rimostranze – dicono – ma vi chiediamo di comprendere anche le nostre difficoltà. Non possiamo pensare che il campionato del mondo RS:X si disputi senza il nostro top team: per questo abbiamo deciso di facilitarvi le cose e inviare solamente tre atleti e due allenatori. Si tratta di Shahar Zubari (bronzo ai Giochi Olimpici del 2008); Nimrod Mashiah (bronzo ai mondiali del 2011); Maayan Davidovich (bronzo ai mondiali del 2013 e del 2014).
Certi di un vostro riscontro positivo, aspettiamo notizie”.

Questa mail viene inviata la mattina del 12 ottobre. Passa un giorno esatto e arriva la risposta della Oman Sail che non ammette repliche: “Ci dispiace di non potere esaudire la vostra richiesta per le ragioni già spiegate in precedenza. Si prega di considerare chiuso questo argomento”.

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Foto sopra da sinistra Shahar Zubari (bronzo ai Giochi Olimpici del 2008), Carlo Croce (presidente dell’ISAF) e Nimrod Mashiah (bronzo ai mondiali del 2011).

Alla fine, l’unica israeliana a gareggiare in Oman, è stata Maayan Davidovich: lei è riuscita a scendere in acqua con un numero velico accorpato alla sigla sigla RSX della federazione internazionale e a varcare il confine grazie al suo doppio passaporto austriaco. Per l’atleta israeliana la manifestazione si è conclusa con il successo di essere riuscita ad entrare in Oman, con un semplice visto da turista, partecipare al mondiale classificandosi al 14 posto e la piena solidarietà da parte di tutti gli sportivi.

Lascia riflettere l’operato degli organi internazionali ed in particolare l’ISAF di Carlo Croce che avrebbe dovuto esercitare la giusta pressione sugli organizzatori sia per le regate in Oman che per quelle dell’Isaf World Cup in Abu Dhabi. Cosa che avrebbe dovuto esercitare con determinazione nel rispetto di quei principi fondamentali che regolano lo sport in generale e della vela olimpica in particolare.

Nella foto sotto Carlo Croce, presidente dell’ISAF firma con l’accordo delle finali di World Cup per 6 anni ad Abu Dhabi –  link
https://www.albaria.org/gran-finale-coppa-mondo-vela-dal-25-30-novembre-ad-abu-dhabi/

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Inserito da Redazione 29 ottobre 2015
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