L’Ue verso la bocciatura del rinnovo concessioni. In Sicilia legittimate le strutture balneari anche d’inverno

Saltano i paletti sulle attività stagionali in Sicilia. L’Ars ha approvato la normativa che garantisce l’apertura ininterrotta di attività commerciali sulle spiagge e la messa a bando di immobili agli imprenditori. Legambiente protesta e promette battaglia, mentre l’Europa punta il dito sulle normative italiane e minaccia la bocciatura del rinnovo delle concessioni.

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Di Greta Di Maria

Pensieri divergenti, sempre, anche in riva al mare. Un passo verso una Sicilia votata sempre di più al turismo, per altri, invece, l’ennesimo “stupro” delle coste. A due giorni dall’approvazione, da parte dell’Assemblea Regionale Siciliana, della norma sull’apertura dei lidi tutto l’anno, fioccano le preoccupazioni e proteste per la recente normativa approvata dall’Ars che concede ai gestori balneari di lasciare montate le strutture anche d’inverno.

Una decisione su cui piovono molte critiche. Governo e maggioranza hanno ottenuto il via libera sulla normativa con un radicale cambiamento rispetto agli anni passati, eliminando i paletti che costringevano gli esercenti a lavorare da maggio a ottobre e montare cabine da giugno a settembre. Adesso invece potranno restare aperti tutto l’anno.

Il dibattito sulla questione infiamma anche i social. «Ci sono lidi che ci aspettano» è il tweet più gettonato, che non esclude nemmeno l’ironia su come tra siciliani ci si senta in “alto mare”. Con questa normativa la Regione conta di incassare di più rispetto al 2015 secondo Maurizio Croce, assessore al Territorio dell’Ars, che spiega come da adesso in poi verranno messe in concessione nuove aree demaniali con il 75% del ricavato che finirà nelle casse dei Comuni, mentre alla Regione andrà il 100% delle vecchie concessioni e il 25% di quelle nuove.

Ma con questa normativa in quei 150 metri dalla costa, dove fino a pochi giorni fa vigeva il divieto assoluto di costruire, si potranno avviare servizi (anche a scopo abitativo) purché in linea con le attività dei lidi. Il piano dell’assessore prevede anche di dare in concessione tramite un bando centinaia di immobili che oggi si trovano sulle coste in stato di abbandono. Per l’assessore Croce questa norma permetterà di recuperare vecchie tonnare ed edifici rurali da trasformare in bar, lidi e ristoranti. Un piatto goloso per gli imprenditori che potranno restaurare e gestire i locali per i prossimi 50 anni, con un incasso considerevole della Regione. La norma prevede infatti che gli immobili da mettere a bando saranno individuati da un decreto predisposto dall’assessore al Territorio di concerto con quelli all’Economia, ai Beni culturali e alla Pesca.

«Per un’isola balneare come la Sicilia – spiega il presidente della Regione Rosario Crocetta – non si può far altro che destagionalizzare, dando grande impulso alle attività economiche che incrementano il turismo. Approfittare dei lidi e dei doni concessi dalla natura soltanto per 4 mesi ormai non basta». Sul business delle spiagge interviene anche Anthony Barbagallo (assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo) che spiega come l’apertura delle strutture balneari tutto l’anno «rappresenta una svolta importantissima per il rilancio del turismo in Sicilia e contribuirà al processo di destagionalizzazione dell’offerta turistica. Ringrazio anche l’assessore Croce per l’impegno profuso per l’approvazione di questa norma che permetterà ai turisti – conclude Barbagallo – di godere delle nostre bellezze naturalistiche e del nostro clima per tutto l’anno, ma soprattutto di usufruire di servizi adeguati”.

Ma Legambiente non ci sta e manifesta tutta la preoccupazione di vedere deturpate le coste e che si nasconde dietro l’apparente beneficio turistico accusando Palazzo dei Normanni. «Questa è l’ennesima vergogna di un Parlamento siciliano – tuona Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia – che dopo avere toccato il fondo ha iniziato a scavare. L’elenco si è allungato: sanatorie edilizie, trivelle, inceneritori e adesso anche lo stupro delle coste. È davvero impressionante – prosegue il presidente Legambiente – come l’Ars trovi la coesione quando si tratta di demolire l’ambiente. Quella di oggi, l’approvazione della norma che autorizza i concessionari a mantenere strutture balneari tutto l’anno – continua Zanna – è l’ennesima riprova dell’aggressione al territorio battezzata da una politica cieca. Mi chiedo: a servizio di quale fruizione del mare servono queste strutture anche d’inverno?». Ancora Zanna: «Daremo battaglia con tutti i mezzi a nostra disposizione per tutelare le nostre coste e le nostre spiagge da questa norma vergognosa». Una Sicilia quindi divisa in due tra tutela dell’ambiente e rilancio del turismo.

Che la Sicilia sia una regione calda è indiscusso ma non è priva di inverno. Il rischio è quello di vedere occupato inutilmente il paesaggio del demanio marittimo con strutture inutilizzate o parzialmente aperte per qualche improvvisato turista.

Un rischio molto alto a discapito dell’ambiente, ma anche dell’indotto di forze lavorative se si pensa al risparmio dei costi di montaggio e smontaggio di tutte quelle strutture degli stabilimenti balneari.

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Rinnovo concessioni, attività balneari, dall’Europa alla Sicilia si infiammano le spiagge.
(ansa) La legge con cui l’Italia ha previsto la proroga automatica della durata delle concessioni demaniali marittime e lacustri per attività turistico-ricettive fino al 2020 è contraria al diritto europeo. Questa la conclusione dell’avvocato generale della Corte di giustizia Ue Maciej Szpunar sulle cause che coinvolgono gestori sardi e la Promoimpresa operante sul lago di Garda. Le conclusioni dell’avvocato generale non sono vincolanti ma generalmente sono riprese nella sentenza che sarà emessa dalla Corte.

Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale della Corte ricorda che con vari decreti-legge emessi dal 2009 al 2012 e convertiti in legge, lo Stato italiano ha previsto la proroga automatica della durata delle concessioni demaniali marittime per attività turistico-ricreative dapprima fino al 31 dicembre 2012 e poi fino al 31 dicembre 2020.

Alcuni gestori di attività presso alcune aree demaniali marittime in Sardegna e la Promoimpresa operante sul lago di Garda hanno negli anni passati aperto contenziosi davanti ai Tar della Sardegna e della Lombardia proprio a propositi di contestazioni relative al rilascio e e al rinnovo delle concessioni. Successivamente sia il Tar Sardegna sia quello della Lombardia hanno sollevato una questione pregiudiziale alla Corte Ue sulla legge italiana che prevede la proroga automatica e generalizzata della durata delle concessioni sino al 31 dicembre 2020 chiedendo di verificarne la compatibilità con il diritto comunitario e soprattutto con i principi di libertà di stabilimento, di protezione della concorrenza e di eguaglianza di trattamento tra operatori economici, nonchè con quelli di proporzionalità e di ragionevolezza.

I giudici italiani, secondo quanto si legge in un a nota della Corte, hanno espresso in particolare dubbi sull’automatismo della proroga poiché in questo modo si sottraggono al mercato, per un periodo irragionevolmente lungo (undici anni), delle concessioni di beni sicuramente molto importanti sul piano economico. Tale meccanismo, poi, così come congegnato, si osserva ancora nella nota, parrebbe incidere in modo eccessivamente penalizzante, e quindi sproporzionato, sui diritti degli operatori del settore, che non hanno la possibilità di ottenere una concessione, malgrado l’assenza di concrete esigenze che giustifichino il protrarsi delle proroghe. Un siffatto sistema potrebbe quindi creare una discriminazione tra gli operatori economici.

L’avvocato generale ha ritenuto fondati i dubbi espressi dai Tar e ha oggi concluso che la direttiva 2006/123/CE, relativa ai servizi nel mercato Ue, impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre.

 


Inserito da Redazione 28 Febbraio 2016
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