Milano dedica un giardino ad Ambrogio Fogar

Il Comune lombardo intitola uno spazio verde nella Zona 6, tra Corso Cristoforo Colombo e Viale D'Annunzio, riconoscendo il valore delle sue imprese e ricordando, così, l'esploratore scomparso nel 2005.

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Di Edoardo Ullo

Milano ricorda un suo illustre concittadino, Ambrogio Fogar. Il Comune meneghino, infatti, intitola un giardino all’esploratore e navigatore capace di tante imprese. L’area verde si trova nella Zona 6, tra Corso Cristoforo Colombo e Viale Grabriele D’Annunzio.

All’inaugurazione era presenti anche l’assessore alla Cultura, Filippo Del Corno, l’assessore al Tempo libero Chiara Bisconti e il consigliere comunale Alessandro Giungi.

Con questo atto l’amministrazione comunale ha così riconosciuto il valore delle imprese e della vita di Ambrogio Fogar nato a Milano nel 1941.

Il navigatore, conosciuto a tutti i velisti ed a chi, più generalmente ama l’avventura, ha raggiunto la notorietà per le sue navigazioni in anni in cui anche una traversata atlantica era ancora un’impresa.

E’ stato il primo italiano a completare il giro del mondo al contrario (da est ad ovest) in solitaria a bordo del suo sloop, “Surprise”. L’impresa è stata compiuta tra il primo novembre 1973 ed il 7 dicembre del 1974.

Nel 1978 parte per tentare la circumnavigazione dell’Antartide, a bordo con lui, il giornalista Mauro Mancini che lo avrebbe dovuto accompagnare sino a Ushuaia da dove il navigatore avrebbe continuato da solo. Al largo delle coste argentine, il 18 febbraio, un gruppo di orche attaccò la barca e creò una falla vicino al timone. Sembrava una cosa gestibile ma quando il giorno dopo le orche tornano e sferrano un nuovo attacco, per il Surprise non ci fu salvezza: lo scafo e la barca affondarono in pochi minuti. Ci fu solo il tempo di mettere in mare una sorta di zattera autogonfiabile, il tender e prendere pochi viveri.
Fu una odissea, quella di Fogar e di Mancini, che durò sino al 2 aprile, ossia 74 giorni dopo, quando un cargo greco, il “Master Stephanos”, li recupera quando entrambi erano allo stremo delle loro forze. Mancini, però, in preda a una forte febbre morì due giorni dopo a bordo della nave.

La morte di Mancini scatenò polemiche alle quali Fogar non era nuovo. In quel periodo in Italia sembrava ci fosse la corsa per dimostrare che Fogar fosse un impostore e che le sue avventure fossero false. Sostanzialmente venne accusato di essere il solo sopravvissuto.

Ma Fogar continuò e sfidare il Polo cercando di raggiungerlo a piedi in compagnia di Armaduk, il suo cane siberiano. Perso su un pezzo di banchisa alla deriva è costretto a usare un aereo che gli permette di coprire 180 chilometri per rimetterlo sulla rotta che lo porterà al Polo e anche qui altre polemiche.

Fogar amava il mare ma anche il deserto partecipando a tre edizioni della Parigi-Dakar e del Rally dei Faraoni.

Nel settembre del 1992, in Turkmenistan, l’episodio che cambiò profondamente la sua vita: un gravissimo incidente durante il raid automobilistico Pechino-Parigi dove rimase quasi totalmente paralizzato mentre il suo compagno d’equipaggio (Giacomo Vismara) rimase miracolosamente illeso. Questo episodio, tuttavia non lo fermò: nel 1997 prese parte al Giro d’Italia in barca a vela su una sedia a rotelle e qualche tempo dopo alla crociata di Greenpeace contro la caccia alle balene testimoniando, così, il suo amore per la natura e l’ambiente.

Morì nel 2005 per infarto. Da allora diverse iniziative per ricordarlo da parte della figlia Francesca mentre nel dicembre dello scorso anno ci fu una mostra, sempre a Milano, per ricordare la vita del navigatore intitolata “Fare, ma anche fare conoscere” presso la sede storica dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.


Inserito da Redazione 29 Maggio 2016
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